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Evoluzione del design della cucina italiana

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La storia della cucina italiana (intesa come ambiente fisico adibito alla preparazione dei cibi) cambia nel tempo e nei diversi stati sociali. Fino all’Ottocento e per buona parte del Novecento nelle case borghesi la cucina, come la dispensa o altri locali di servizio, era un luogo riservato ai domestici, la padrona di casa vi entrava per organizzare o controllare il lavoro, il padrone di casa non vi entrava affatto, nelle case del popolo, invece, la cucina, spesso, era l’unico ambiente dove si viveva, si preparavano i cibi, ci si scaldava intorno al focolare.

Il cambiamento nell’arredamento della cucina inizia quando le classi lavoratrici diventano meno povere e, contemporaneamente, sempre meno famiglie possono permettersi personale di servizio, ormai diventato troppo costoso, a quel punto la cucina diviene un luogo dove la donna trascorre molto tempo e desidera, perciò, che sia un ambiente funzionale e piacevole.

All’indomani della prima guerra mondiale venne creata la Frankfurt Kitchen (1926-1927 da Grete Schutte-Lihotzky, prima opera del genere concepita da un architetto donna ed ora esposta al museo MOMA di New York). Questo modello di cucina venne realizzato in migliaia di copie per l’arredamento di alloggi pubblici che le aziende della zona di Francoforte costruivano. Dal design compatto ed ergonomico riflettevano il progetto di trasformare in modo positivo la vita delle famiglie medie.

La creazione delle cucine divenne, in seguito, terreno di prova per i nuovi materiali e tecnologie con una particolare attenzione alla praticità, all’igiene ed alla razionalizzazione che potesse contribuire al risparmio di tempo. Dopo la seconda guerra mondiale la cucina divenne il primo ambiente da ricostruire e tanti mobilieri italiani si trasformarono in imprenditori proprio in questo settore. Sempre più numerose donne italiane iniziarono a lavorare e la sera non avevano voglia di restare da sole a lavorare in cucina, così questa stanza arredata con le nuove cucine realizzate in quegli anni divenne il centro della casa, un ambiente da mostrare anche agli ospiti, dove mangiare tutti insieme, il nucleo della vita familiare.

Nel primo dopoguerra i Designer italiani crearono opere che hanno lasciato il segno come il frigorifero (primo frigorifero d’autore ideato nel 1954 da Marco Zanuso) o la prima cucina componibile (intesa come attrezzature inserite all’interno di mobili pensati e prodotti dall’industria) creata da Augusto Magnaghi sempre nel 1954 e premiata con il “Compasso d’Oro” per “la sua indipendenza stilistica rispetto al dilagante modello americano”. I designer italiani, infatti, pur partendo dallo studio dei modelli stranieri, volevano creare un proprio stile moderno basato sulla scelta dei materiali (come l’ulivo e il frassino), dei colori e delle luci che rendessero questa stanza sì funzionale, ma anche calda ed accogliente. Nel 1963 Joe Colombo ideò la Mini-Kitchen: un monoblocco su ruote che in un solo metro cubo conteneva tutto l’occorrente per cucinare (il modello originale in legno è esposto al MOMA). Negli anni ’70 si crearono i primi modelli ad incasso e si inserirono il congelatore e la lavastoviglie, inoltre per rispondere alle esigenze della clientela di avere un luogo personalizzato si crearono le prime cucine su misura. Risale, poi, al 1988 la creazione, da parte di Luca Meda di “Nuvola” la prima cucina sospesa.

Negli ultimi anni la cucina ha subito un’ulteriore evoluzione aprendosi al living. Le zone operative sono spesso state inserite nella penisola che contiene lavabo e fornello e che è solo una parte del grande spazio contenente salotto e sala da pranzo. Ciò che importa per i costruttori è ormai riuscire ad unire materiali ricercati, insieme eco-compatibili ed accessibili, alle ultime novità tecnologiche perché questo spazio sia sempre più funzionale ed accogliente.

Fonte: annalapini . it